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Roux osserva che “sulla natura delle pratiche denunciate dagli osservatori CEE, delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie in Bosnia ed Erzegovina, non esistono dubbi, anche se tanti aspetti particolari non sono conosciuti. Gli indesiderabili vengono individuati e segnalati sulle liste, una parte di loro viene arrestata e internata nei campi, su altri vengono esercitate pressioni per indurli ad allontanarsi dopo avere, per iscritto, rinunciato ai loro beni ed essersi impegnati a non fare ritorno. Militanti e delatori collaborano in questa azione, incoraggiata e in qualche modo giustificata dai partiti politici al potere. L’ampiezza della “purificazione etnica” e la celerità della sua applicazione fanno supporre che si tratti di un piano concertato, concepito nelle sue linee essenziali da coloro che lo hanno promosso, e quindi strettamente connesso alla componente nazionalistica della loro cultura”.
C'è forse una relazione tra il bombardamento del Libano e l'inaugurazione del più grande oleodotto strategico del mondo, che trasporterà oltre un milione di barili di petrolio al giorno ai mercati occidentali?
La storia di Hezbollah, il suo successo politico ma anche la capacità di mobilitazione militare, che nel 2000 portò al ritiro di Israele dal territorio palestinese, si spiegano con una strategia di penetrazione sociale che sin dall'inizio ha puntato a impegnare gli sciiti in una “guerra santa” prolungata e costosa. In cambio gli Hezbollah si sono occupati della loro comunità, il 40% della popolazione, 1,2 milioni di persone. L’anello più importante nella catena di società, enti e gruppi che fanno capo a Hezbollah resta, infatti, la Fondazione dei Martiri o Shahid.