Educazione alla Pace

Testimonianze

Sito in costruzione

Sito in costruzione 
Alcune sezione potrebbero risultare ancora non complete.

Il sito non viene visualizzato correttamente con Internet Explorer 6, ci stiamo lavorando...

Conflitto in Colombia

Data inizio: 
1 Gen 1964

 

  • Motivazioni del conflitto: Guerra civile
  • Storia del conflitto: La Colombia è un paese in guerra da oltre 40 anni. Guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc) e dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) si scontrano con i governi di turno, difesi dall’esercito regolare e da gruppi paramilitari che per decenni hanno combattuto sotto il segno dell’Autodifesa unita della Colombia (Auc), adesso meno in auge. Si tratta di una lotta interna violenta e radicalizzata, che coinvolge indistintamente civili e religiosi, politici e sindacalisti, donne e bambini, in ogni parte del paese. Il paese non ha mai conosciuto lunghi periodi di pace a causa di profonde ingiustizie sociali e di una gestione del potere politico corrotta e antidemocratica.
  • Parti in conflitto:  
- Esercito colombiano
- Milizie paramilitari
- Gruppi di opposizione
  • Storia del conflitto: La Colombia è un paese in guerra da oltre quarant’anni. Guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc) e dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) si scontrano con i governi di turno, difesi dall’esercito regolare e da gruppi paramilitari che per decenni hanno combattuto sotto il segno dell’Autodifesa unita della Colombia (Auc), adesso meno in auge. Si tratta di una lotta interna violenta e radicalizzata, che coinvolge indistintamente civili e religiosi, politici e sindacalisti, donne e bambini, in ogni parte del paese. Il paese non ha mai conosciuto lunghi periodi di pace a causa di profonde ingiustizie sociali e di una gestione del potere politico corrotta e antidemocratica. Indipendente dalla Spagna nel 1886, ereditando una storica contrapposizione tra liberali e conservatori che in cinquant’anni la rendono teatro di nove guerre civili, quattordici conflitti territoriali e undici costituzioni differenti. Nel 1964, alla massiccia quanto inefficiente offensiva contro i ribelli, alcuni di loro rispondono fondando le Forze armate rivoluzionarie della Colombia, che ancora oggi sono il gruppo guerrigliero più potente del paese. Di ispirazione marxista-leninista, contano migliaia di uomini e donne e controllano vaste zone nel sud del paese, mantengono numerose pattuglie nel centro nord, sono ben posizionati in tutta la regione centrale e vantano migliaia di infiltrati nella vita politica e sociale colombiana. Negli anni Settanta si forma anche l’Esercito di liberazione nazionale (Eln). Meno consistente intermine di uomini armati, l’Eln è ancora molto forte dal punto di vista socio-politico. In questo gioco di forza, si inseriscono anche i paramilitari. comparsi negli anni settanta come guardie della grandi proprietà terriere o come gruppi di giustizia privata dei cartelli del narcotraffico, oggi sono il braccio destro illegale del governo a difesa dello status quo. Nella lotta ai guerriglieri compiono innumerevoli massacri, perlopiù di coltivatori di terre ricche di risorse minerarie da sfruttare. Nel 1996 fondano l’Autodifesa unita della Colombia (Auc) che assume un traffico fondamentale nel traffico di droga. Alla guerriglia i vari presidenti hanno sempre alternato repressione e tentativi di dialogo. Altra strategia, è invece quella adottata dall’ultimo Presidente, Alvaro Uribe. Salito al potere il 7 Agosto 2002 e rieletto nel 2006, ha risposto con la lotta aperta: accantonando l’apertura propria del suo predecessore, Andrès Pastrana, ha militarizzato il Paese. Risultato: la violenza cresce, le minacce sono la normalità, gli sfollamenti forzati “desplazados” stanno portando la Colombia fra i primi tre Paesi al mondo per numero di desplazados interni a causa dei combattimenti, delle minacce, degli omicidi e della violenza generalizzata.
    La situazione in cui versa il popolo colombiano è drammatica. La metà della popolazione vive in condizioni precarie, i più elementari diritti umani sono soppressi, la criminalità e la corruzione sono dilaganti. Tra il giugno del 2000 e l’aprile 2001 è stata segnalata una media di venti morti al giorno (molti dei quali dispersi per ragioni politiche), l’ottanta per cento causate dai gruppi paramilitari ed il venti per cento dalla guerriglia. Nel 2001 oltre trecento mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa della violenza militare, soprattutto donne e bambini “campesinos”, indigeni e afrocolombiani. Nello stesso anno sono stati uccisi quattordici difensori dei diritti umani e centosessantaquattro sindacalisti. Nel 2002 la situazione è peggiorata a causa della rottura del processo di pace tra governo e le Farc. Il rischio di una guerra totale contro la guerriglia ha gettato nel panico l’intera popolazione e continuano ad essere denunciate sparizioni forzate di attivisti politici e di operatori sociali per i diritti umani. Nel 2003 l’Auc ed il governo hanno iniziato a negoziare per il disarmo di mille unità, primo passo verso la completa smilitarizzazione dei gruppi paramilitari. Nel frattempo le Farc e Eln hanno annunciato l’intenzione di unirsi per combattere più efficacemente il governo del presidente Uribe. Il governo Uribe ha inoltre lanciato la campagna di smobilitazione dei gruppi armati. Hanno risposto in massa i paramilitari, che attraverso cerimonie in grande stile hanno dichiarato di lasciare la clandestinità e reinserirsi nella normalità, nella legge. Il problema grave è che si tratta spesso di uomini che si sono macchiati di veri e propri crimini contro l'umanità, massacrando civili inermi  e derubando in ogni dove. Così facendo possono lavarsi la fedina penale e rientrare dalla porta principale, magari arruolandosi nell'esercito e continuando così con gli stessi eccidi, le esecuzioni di massa, gli sfollamenti forzati di gente innocente, che non ha altra colpa che quella di vivere in zone troppo ricche e appetibili per gli interessi economici internazionali.  Alla fine dei conti si ottiene il risultato di legalizzare il paramilitarismo ed i suoi metodi. Eppure, grazie alla ricca macchina propagandistica dell’entourage governativo, specialmente nelle grandi città, il consenso per Alvaro Uribe cresce. L’entrata in vigore del Plan Colombia, voluto fortemente dagli Stati Uniti, ovvero il finanziamento da parte degli americani di progetti per “la lotta alla guerriglia e al narcotraffico”, sembra sempre più essere una misura per il controllo da parte di diverse aziende statunitensi dei ricchi giacimenti minerari presenti nel sottosuolo colombiano, oltre che un costante finanziamento all’esercito governativo. I colombiani definiscono i loschi quanto stretti legami tra le alte sfere della politica, il narcotraffico e il paramilitarismo il “manto de la Virgen” che tutto nasconde, sotto una facciata pulita e democratica. Un traffico, quello degli stupefacenti, che finanzia tutto e tutti, e che serve ad ognuna delle parti in conflitto.
 

 

Argomenti correlati

Area geografica
America
  America del sud
Etnie
Bianchi
Meticci
Mulatti
Fattori
Economici
  Traffico di droga
Politici
Religioni
Cristiana
  Cattolica
  Protestante
Tipo di conflitto
Guerra civile