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Conflitto in Myanmar

Data inizio: 
2 Mar 1962

 

  • Motivazioni del conflitto: Guerra civile
  • Storia del conflitto: La Birmania, ex colonia britannica divenuta indipendente nel 1948, nel 1989 prese il nome di Myanmar. Da cinquant’anni il paese è sconvolto da conflitti etnici e politici. La dittatura militare reprime le libertà fondamentali della popolazione soggetta a una durissima repressione e attuata per mezzo di torture, esecuzioni sommarie e arresti di massa.
  • Parti in conflitto:
-         governo militare
-         milizie etniche del Karen (KNU)
-         milizie etniche dei Kokang (MNDDA)
-         ribelli Shan del Mynamar Peace and Democracy Front (MPDF)
-         ribelli United Wa State Army (UWSP)
  • Storia del conflitto: Una volta divenuta indipendente e trasformata in una Repubblica indipendente, la Birmania fu travolta dalle richieste, da parte delle minoranze, di uno Stato federale. Continue pressioni e guerriglie contro lo Stato portarono quest’ultimo ad intervenire con durissime repressioni e nel marzo del 1962 a destituire il governo democratico. Con un colpo di Stato militare il generale Ne Win s’impossessò del potere inaugurando il periodo della dittatura militare. La Giunta militare iniziò con la repressione delle fondamentali libertà e con le deportazioni civili. Nel 1988, dopo aver duramente represso le manifestazioni contro il governo, lasciando sul terreno più di tremila morti, una nuova Giunta militare assunse il potere. Il Consiglio per il Ripristino dell'Ordine e della Legge dello Stato (SLORC) diede inizio a una durissima repressione, attuata per mezzo di torture, esecuzioni sommarie e arresti di massa contro gli attivisti politici. A distanza di due anni, nel 1990, per la prima volta si tennero le elezioni libere. La vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia (LND) portò i militari ad invalidare le elezioni mettendo fuori legge i partiti e i movimenti di opposizione. Successivamente, la leader della Lega Nazionale e premio Nobel per la pace nel 1991, Aung San Suu Kyi, fu arrestata e messa ai domiciliari per sei anni. Rimessa in libertà nel 1995, di nuovo fu arrestata nel 2000 e liberata nel 2002. Per difendere i diritti umani del Myanmar, Aung San viene nuovamente arrestata nel 2003. Tutt’ora si trova agli arresti domiciliari. Oltre ai conflitti etnici dei movimenti indipendentisti delle etnie minoritarie Karen e Shan, contro i quali il governo combatte commettendo genocidi e deportazioni di massa, il paese è coinvolto nella lotta per il controllo del territorio al confine con la Thailandia e il controllo del narcotraffico. Le zone di confine, ricche di piantagioni d’oppio, sono oggetto di continui scontri tra i due eserciti e punto cruciale per il traffico di droga. Migliaia di morti e rifugiati in Thailandia e Bangladesh pesano sulla difficile situazione politica del paese danneggiato dalle pesanti sanzioni imposte dalla comunità internazionale a causa delle continue violazioni dei diritti umani e della partecipazione al traffico di eroina. Dopo quasi vent’anni, il 7 novembre del 2010, si terranno le elezioni che difficilmente cambieranno la natura del regime e probabilmente non porteranno ad un cambiamento politico. La laeder dell’opposizione birmana Aung San Suu Kyi di nuovo nel 2009 è stata condannata per aver violato le norme che regolano gli arresti domiciliari. Come sostiene un responsabile birmano “la sua detenzione terminerà una settimana dopo le elezioni in Birmania e sarà liberata in conformità con la legge”.