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Conflitto in Repubblica Democratica del Congo

Data inizio: 
2 Ago 1998

 

  • Motivazioni del conflitto: Guerra civile
  • Storia del conflitto: Il Congo, particolarmente la regione del Kivu è stata fortemente destabilizzata a seguito del genocidio del Ruanda avvenuto nel 1994 ad opera degli Hutu. Sconfitti militarmente e successivamente perseguitati dai ribelli Tutsi, centinaia di migliaia di Hutu fuggirono dal Paese per trovare rifugio nel Congo del dittatore Mobutu. Dalla caduta di Mobutu nel 1997, l’ex Zaire, rinominata Repubblica Democratica del Congo (RDC) vive in uno stato di violenza continua. L’epicentro è la regione del Kivu, nella parte orientale del Paese. Il conflitto in corso nella Repubblica Democratica del Congo è il più sanguinoso dai tempi della Seconda guerra mondiale e, anche a causa del gran numero di eserciti dei paesi limitrofi che ha coinvolto, è stato definito "Guerra mondiale africana".
  • Parti in conflitto:
- Esercito Nazionale della Repubblica Democratica del Congo, Milizia Popolare Mai-Mai, Namibia, Zimbabwe, Angola, Ciad, Sudan
- Esercito Nazionale di Uganda, Ruanda, Burundi, Movimento per Liberazione del Congo, Milizie Tutsi
  • Storia del conflitto: Le origini del conflitto risiedono lungo le frontiere con il Ruanda e il genocidio commesso nel paese nel 1994. Alcuni responsabili delle milizie estremiste Hutu hanno attraversato la frontiera in quello che attualmente è denominato Repubblica Democratica del Congo. Il Ruanda, ora governato dalle forze Tutsi e dove i genocide sono terminate, ha invaso due volte il paese con la motivazione che intendeva libera annientare le milizie Hutu. Cinque anni di guerra sono seguite alla seconda invasione ruandese del 1998, nel 2003 finalmente la pace grazie ad un accordo che prevedeva la formazione di un governo di transizione e le elezioni. Ma ciò non ha portato la pace nella parte est del paese, di conseguenza alcuni gruppi armati non hanno accettato l’armistizio e la deposizione delle armi. La guerra ha motivazioni economiche e politiche. I combattimenti sono, in gran parte, accentuati dalle vaste miniere che detiene il paese. Infatti, essi garantiscono l’anarchia che avvantaggia tutte le parti in conflitto nello sfruttamento delle ricchezze naturali. Il conflitto, ormai, denominato la Guerra mondiale dell’Africa dato il coinvolgimento dei seguenti paesi: Angola, Namibia, Zimbabwe, Uganda e Ruanda; ha già fatto circa tre milioni di vite umane, sia come risultato diretto dei combattimenti sia come malattie, malnutrizione. In questo secondo caso, sono stati soprattutto le donne ed i bambini ad averne pagato le conseguenze. E’ stato un conflitto caratterizzato anche da un numero elevato di rapimenti ed è stato considerate come la peggior emergenza accaduta in Africa negli ultimi decenni. Le origini del conflitto in Congo sono da ricercare indietro nel tempo quando nell’aprile del 1994 il Presidente del Ruanda Juvenal Habyarimana fu assassinato. Dopo la morte del Presidente il regime estremista Hutu prese il potere provocando la morte di circa 800.000 Tutsi durante il genocidio ruandese. Dopo che il genocidio fu portato a termine, il regime subì la reazione di alcuni gruppi di ribelli Tutsi, the Rwandan Patriotic Front (RPF) con a capo Paul Kagame. Il fronte fu in grado di spodestare il regime cacciando più di un milione di Hutu in Zaire. In Congo, gli Hutu trovarono la loro, secondo alcuni, giusta punizione in quanto morirono in decine di migliaia di colera nelle tende nella desolata area vulcanica di Goma sotto un cielo scuro a cause delle ceneri del vulcano. Numerose fosse comuni dove sono stati stipati i corpi di bambini, donne ed anziani. Infatti, con i civili ruandesi, in Zaire, arrivarono anche i leader politici, sconfitti dai soldati Tutsi, e soprattutto gli uomini delle milizie Hutu - Interahamwe – i quali avevano portato avanti li genocidio in Ruanda. La loro presenza, l’appoggio di Mobutu e l’avvento del nuovo governo in Ruanda gettarono le basi per il conflitto e soprattutto il genocidio in Zaire. Tuttavia anche le nazioni Unite svolsero un ruolo determinante in quel periodo. Infatti, UN High Commissioner for Refugees (UNHCR) prese la infelice decisione di riconoscere ai leaders degli estremisti Hutu il governo dei campi profughi e quindi del controllo di tutte le attività come nel caso della distribuzione del cibo. Ciò garantì ai leaders ed ai loro seguaci di essere ben rifocillati mentre il controllo dei campi permise loro di trasformarli in poco tempo in veri e propri campi di addestramento e di depositi di armi per continuare la guerra contro il nuovo governo del Ruanda. Gli estremisti si infiltravano in Ruanda minando i terreni, assalivano autobus e massacravano i civili reclutando, allo stesso tempo, giovani Hutu per le scorribande. Nel 1996, secondo il governo del Ruanda tutto ciò era diventato insostenibile e di conseguenza ed invase lo Zaire. I militari circondarono i campi profughi e riportarono i profughi in patria. Coloro che tornarono nelle proprie case furono risparmiate mentre coloro che rimasero, la gran parte soldati e paramilitari e i loro famigliari, furono “sistemati” nelle fosse comuni dai militari ruandesi e dal fronte ribelli congolese capeggiato da Laurent Kabila. Mobutu non comprese quanto fosse importante per il nuovo governo di Kigali il controllo dei paramilitari Hutu e di conseguenza ciò fu, in parte, la cause della sua caduta. Allo stesso tempo, il mondo era cambiato dai tempi in cui americani e francesi appoggiavano l’uomo forte di Kinshasa. Il Ruanda installò in Zaire Laurent Kabila il quale prontamente cambiò il nome del paese in Repubblica Democratica del Congo. Tuttavia Kabila non sentiva così importante la questione degli Hutu in Congo quanto coloro che lo aiutarono ad insediarsi. Di conseguenza nel 1998 il Ruanda di nuovo invase il Congo con l’intenzione di creare una zona franca tra le frontiere dei due paesi. Kabila non solo si disinteressò degli interessi ruandesi ma reclutò forze Hutu e ciò fece infuriare Kagame, con la logica conseguenza del continuo delle ostilità alle quali parteciparono, da una parte, l’Angola e lo Zimbabwe e, dalla parte dei ruandesi, Uganda e Burundi. Dal punto di vista economico, il conflitto permette lo sfruttamento delle ricchezze naturali del paese quali diamanti, oro e soprattutto coltan. Quest’ultimo è un minerale particolarmente importante per la produzione di condensatori potenti ma di piccola dimensione che è possibile estratte in poche aree del mondo. Si ricorda che il Congo è un paese con un’estensione geografica pari a quella europea senza alcuni collegamenti stradali e ferroviari. Ciò favorisce appunto il disordine che avvantaggia tutti coloro che intendono sfruttare le risorse naturali del paese. Il pericolo per il governo di Kigali è che i ribelli Hutu, con il tempo, si rafforzino e quindi possano diventare una minaccia per il paese. Dall’altra parte, invece, il Congo considera il Ruanda paese belligerante. Ancora nel 2008 si sono succeduti sporadiche violenze e tentati colpi di stato nella parte est del paese. Tuttavia nel 2009 anche il governo di Kinashasa riconoscendo il problema del Ruanda, ha invitato le sue truppe ad entrare nel paese per organizzare un’operazione congiunta per la cattura dei paramilitari Hutu. Il Ruanda nel frattempo ha raggiunto un importante risultato con la cattura del generale Laurent Nkunda, leader del movimento paramilitare più importante di stanza in Congo. Questo processo potrebbe essere l’inizio della fine di una Guerra durata 15 anni. Circa 4000 soldati ruandesi sono entrati in Congo dal 20 gennaio 2009, grazie ad un accordo con il governo congolese. Il più grande contingente di pace delle Nazioni Unite sta tentando da diversi anni di porre fine alla guerra. Il contingente ha preso il controllo di diverse città nella regione. Il consiglio di sicurezza ha votato l’aumento del contingente da 17000 a 20000 ma non si è tuttora in grado di sapere da quali paesi verranno questi soldati. Attualmente ci sono circa 5500 soldati delle Nazioni Unite nella regione nord del Kivu, dove sono avvenute i più recenti combattimenti. Tra i 5500 sono inclusi anche 1,000 che stazionano nella capitale della provincia, Goma. Essi hanno un mandato abbastanza robusto che fa riferimento al capitolo sette del mandato delle operazioni di peacekeeping. Esso è il più ampio e permette di proteggere i civili ed essi stessi. In realtà ci sarebbe anche un secondo mandato per l’invio di una forza specializzata europea per separate i belligeranti ma di ciò ancora non c’è nulla di pratico.