- Motivazioni del conflitto: Guerra civile
- Storia del conflitto: Allo scoppio della guerra civile, le regioni settentrionali della Somalia hanno deciso di proclamare l'indipendenza e di creare lo Stato del Somaliland, un'ex-colonia inglese unita nel 1960 al resto della Somalia precedentemente sotto il controllo italiano. Il Somaliland non è stato riconosciuto dalla comunità internazionale ma è uno Stato a tutti gli effetti con istituzioni che funzionano ed elezioni regolari. Alla guerra civile vanno aggiunti poi i frequenti scontri tra comunità agricole e pastorali per il controllo delle terre e delle fonti d'acqua, un fenomeno presente in tutto il Paese ma piuttosto diffuso specie al confine con il Kenya.
- Parti in conflitto:
- Unione delle Corti Islamiche
- Al-Qa’ida
- Esercito somalo
- Esercito etiope
- USA
· Storia del conflitto: La prima fase della guerra civile deriva dalle insurrezioni contro il repressivo governo di Siad Barre che nel 1969 con un colpo di Stato militare diede il via al regime autoritario di stampo socialista. Presto iniziarono a formarsi dei gruppi ostili al regime di Barre. Iniziò così il periodo dei continui conflitti e di guerra civile. Nel maggio del 1991 i clan del nord dichiararono l’indipendenza della Repubblica del Somaliland che attualmente include anche le regioni amministrative di Awdal, Woqooyi Galbeed, Togdheer, Sanaag e Sool. Nonostante essa non sia riconosciuta da nessun governo, il Somaliland si contraddistingue per una stabilità e per lo sforzo sostenuto per la costituzione di una democrazia. Le regioni di Bari, Nugaal e nord Mudug comprendono l’autoproclamato Stato del Puntland, il quale ha un governo autonomo sin dal 1998 ma senza l’obiettivo di dichiararsi indipendente. Il Puntland, fortemente impegnato a realizzare una regione stabile e democratica, contende le proprie frontiere con il Somaliland e rivendica una parte delle regioni del Sool e Sanaag. All’inizio del 1993 uno sforzo biennale delle Nazioni Unite, prima nel sud, permise di alleviare le sofferenze della popolazione contro la carestia, ma nel 1995 le Nazioni Unite si ritirarono e dopo numerosi problemi l’instabilità tornò. Negli anni successivi alla frammentazione politica si aggiunse il problema della formazione parastatale. I protagonisti di tali operazioni, i comandanti militari, iniziarono a creare dei “feudi” svincolati da ogni autorità centrale. Presto iniziarono a dichiarare l’indipendenza, tutto ciò nell’ottica di preservare i territori amministrati dallo stato di guerra e predisporre la riunificazione della Somalia. Così, nel 1998 Puntland e Jubaland dichiararono la “temporanea indipendenza” con l’intenzione di collaborare e formare un nuovo governo centrale. Nel 2002 la “temporanea indipendenza” venne confermata portando all’autonomia delle zone sud-occidentali del Paese. Presto, in risposta al potere crescente dell’Unione delle Corti Islamiche una terza entità si autoproclamò con il nome Galmudug.
Nonostante la difficile situazione politica nel novembre del 2004 si arrivò alla fondazione del Governo Federale Transitorio, dato dal movimento del Governo Nazionale di Transizione (TNG) e dal Concilio di Restaurazione e Riconciliazione della Somalia (SRRC). All’inizio del 2006 venne formata dai signori della guerra l’Alleanza per la Restaurazione della Pace e Contro il Terrorismo (ARPCT) contraria all’ascesa dell’Unione delle Corti Islamiche (ICU) orientata alla Sharia. Presto le Corti Islamiche si impossessarono del potere; scacciarono l’Alleanza per la Restaurazione ed estesero l’autorità fino alle frontiere del Puntland, prendendo il controllo di Jubaland.
La crescente autorità delle Corti Islamiche portò allo stato di guerra con il Governo Federale Transitorio e gli Stati autonomi di Puntland e Galmudug (nato come argine politico al fondamentalismo islamico). Nel 2006 l’esercito etiope entrò in Somalia per supportare il governo ad interim contro l’ICU. In seguito alla battaglia di Jowhar, i leaders dell’ICU si dimisero lasciando potere nelle mani delle forze del TGF ed etiopi. Nel gennaio 2007 seguì l’intervento degli Stati Uniti contro le posizioni islamiche nel tentativo di catturare i membri di Al-Qaeda presumibilmente infiltrati nelle forze dell’ICU. A causa dei numerosi attacchi suicidi degli estremisti islamici, il presidente Sharif Ahmed chiese la tregua in cambio della Sharia, ma non il ritiro delle truppe. Per tutto il 2010 le fazioni estremiste continuano con gli attentati terroristici costringendo il Presidente Sharif Ahmede alla fuga dal Palazzo e a rifugiarsi nel nord della capitale.