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Conflitto in Sudan

Data inizio: 
1 Gen 2003
Data fine: 
23 Feb 2010

 

·         Motivazioni del conflitto: Guerra civile
·         Storia del conflitto: Il conflitto del Darfur vedeva contrapposti due movimenti, Esercito di liberazione del Sudan (Sla) e Movimento per la giustizia e l’equità (Jem), dal 2006 Fronte di Liberazione del Darfur, in rivolta contro le milizie arabe Janjaweed accusate di commettere stragi in Darfur contro la popolazione civile. La guerra civile del Darfur, di origine economica ed interetnica, ha causato secondo dati Onu trecentomila morti e tremilioni di profughi.    
·         Parti in conflitto:
- Esercito di liberazione del Sudan (Sla)
- Movimento per la giustizia e l’equità (Jem)
- Janjaweed
- Governo sudanese
·         Storia del conflitto: La guerra civile del Darfur è legata al possesso della terra e alle storiche rivalità interetniche tra pastori di origine araba ed allevatori neri emarginati dal governo sudanese. Il conflitto inizia con gli attacchi alle stazioni di polizia da parte dei ribelli, ai quali il governo aveva risposto con l’assalto aereo e terrestre. Sebbene alcuni considerino che l’inizio della ribellione debba datarsi al luglio 2001, quando gruppi Zaghawa e Fur giurarono di cooperare per difendersi da attacchi sostenuti dal governo contro i propri villaggi, il conflitto del Darfur inizia nel febbraio del 2003 quando il Fronte di Liberazione del Darfur (Fld) rivendicò pubblicamente un attacco su Golo (quartier generale del distretto di Jebel Marra). La successiva occupazione della città di Tine da parte dei ribelli, che si impossessarono di provviste ed armamenti, portò al bombardamento aereo da parte dell’esercito. In seguito a diverse vittorie da parte dei ribelli, il governo dovette modificare le azioni di guerra che passarono nelle mani delle milizie Janjaweed, dell’Aeronautica e l’Intelligence militare. La milizia Janjaweed, nomadi dell’etnia Baggara, furono affiancati come forza paramilitare che a partire dal 2004 uccisero diverse migliaia di civili e ne cacciarono più di un milione. La difficile situazione della popolazione civile, la distruzione di interi villaggi , la fuga dei profughi verso il Ciad, portò alla conclusione dell’accordo sul “cessate il fuoco”. In realtà, gli attacchi dei ribelli e della milizia Janjaweed continuarono nonostante gli accordi. In breve tempo le azioni condotte dai Janjaweed, con le uccisioni dei bambini e gli smembramenti, portarono a paragonarla al genocidio del Ruanda. Continui attacchi contro i villaggi, compresi quelli ciadiani, portarono il governo del Ciad a dichiarare la guerra al Sudan. Diversi tentativi di mediazione da parte di alcuni paesi occidentali e dall’Unione africana portarono nel 2006 all’accordo sul disarmo delle milizie Janjaweed e lo smantellamento delle forze ribelli. Si trattava di un cessate il fuoco il cui compito essenziale era rendere possibile l’aiuto umanitario alle popolazioni coinvolte. Presto le forze di pace dell’Unione Africana furono sostituite dalle forze di pace internazionali. Contrario alla sostituzione delle forze dell’Ua, il governo sudanese si rifiutò di partecipare agli incontri proposti dall’Onu. Al limite della catastrofe umanitaria il conflitto del Darfur richiedeva una maggiore osservazione da parte del Consiglio. Il primo procuratore generale della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, nel luglio del 2008 ha chiesto l’arresto del presidente sudanese Omar Al Bashir per i crimini di guerra e contro l’umanità e per il genocidio. Il 27 agosto 2009 il generale Martin Agwai dell’Onu dichiarò la fine della guerra, mentre il 23 febbraio 2010 il Jem ha deposto le armi in favore della pace stipulando un preaccordo per la risoluzione del conflitto con il governo. Il giorno dopo la firma del preaccordo di pace il presidente sudanese Al Bashir annunciò che “la crisi era finita, la guerra era terminata. Il Darfur era in pace”.