La cooperazione decentrata come modalità di intervento diretto delle società civili
La cooperazione decentrata è di recente sviluppo, ma essa non può essere intesa come la cooperazione sostitutiva a quella dei soggetti tradizionali quali Stato, organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative, ma bensì si aggiunge alla cooperazione di questi soggetti, apportando risorse aggiuntive e coinvolgendo nuove realtà.
La cooperazione decentrata consiste nel concordare tra due o più territori partner accordi-quadro, in cui tutti i soggetti dei due territori sono chiamati a progettare e realizzare gli interventi in sinergia tra loro, in modo che ognuno di essi costituisca la tessera armonica di un mosaico.
L’approccio della cooperazione decentrata nasce dalla volontà di assicurare una maggiore attenzione ai bisogni e alle priorità delle popolazioni interessate ai progetti di cooperazione e dal desiderio di stimolare le società civili dei Paesi occidentali a partecipare direttamente alla loro progettazione e realizzazione. E’ proprio a partire da questo richiamo alla società civile che si inizia a considerare la cooperazione decentrata come l’azione di cooperazione svolta dalle Autonomie Locali (Regioni, Province e Comuni), coinvolgendo anche le “espressioni della società civile organizzata del territorio di relativa competenza amministrativa”, in base alla definizione data dalla Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri italiano. Secondo le varie agenzie delle Nazioni Unite, la cooperazione decentrata si distingue da quella tradizionale perché “riconosce uguale dignità e responsabilità alle due comunità partner, mirando a promuovere cambiamenti in entrambe. Inoltre la cooperazione decentrata vuole ridurre i fenomeni che producono povertà ed esclusione nei Paesi del Sud e promuovere una maggiore responsabilità nei comportamenti e nelle scelte delle comunità del Nord del mondo”.
La Commissione Europea identifica, tra gli obiettivi della cooperazione decentrata, quello di “mettere gli attori al centro del processo di cooperazione coinvolgendoli in tutto il ciclo di gestione progettuale, sin dall’inizio, specificando i ruoli e le responsabilità di ciascuno, conformemente al principio di sussidiarietà”.
La legge 49 del 1987 introduce il concetto di cooperazione decentrata, con la quale si riconosce agli Enti Locali e ad altri soggetti la possibilità di svolgere attività di cooperazione allo sviluppo, proponendo progetti al Ministero che può affidarne alle loro strutture la realizzazione (art. 2).
Gli Enti Locali, in base alla legge 68 del 1993 (art. 19), possono destinare fino allo 0,8% del bilancio per la cooperazione allo sviluppo e le Regioni possono promulgare leggi in materia. Fino ad oggi, a partire dalla fine degli anni 80 ma soprattutto nella prima metà degli anni 90, tutte le Regioni italiane meno Campania, Calabria e Sicilia hanno approvato una legge regionale sulla cooperazione.
La cooperazione decentrata è attiva nei seguenti campi: modalità di “buon governo”, inteso come sostegno alle politiche di decentramento, rafforzamento istituzionale, capacità di amministrazione del territorio, pianificazione del territorio, formazione politico-amministrativa; pubblici servizi cioè sanità, educazione; acqua ed energia, trasporti, ambiente; manutenzione e gestione; formazione tecnica e gestionale e infine l’ultimo campo d’azione è quello dello sviluppo economico e cioè tutto ciò che riguarda le imprese sociali, le piccole medie imprese e le cooperative, il credito; la pesca e l’agrozootecnia; il commercio; la formazione professionale e manageriale. Non vanno dimenticati gli interventi di emergenza a cui anche gli Enti Locali possono partecipare.
Le priorità geo-politiche della cooperazione decentrata sono concentrate nei Balcani (Slovenia, Croazia, Bosnia, Bulgaria, Macedonia, Albania, Repubblica Federale Yugoslava), in Nord Africa (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto), in Medio Oriente (Turchia, Siria, Cipro, Giordania, Arabia Saudita, Palestina, Israele) e nei Paesi dell’Europa Centro Orientale ( Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria).
La cooperazione decentrata muove dal principio che l’intervento nel territorio di uno dei paesi sopra menzionati e in determinati settori d’intervento mette in moto le competenze e le conoscenze dei soggetti dei paesi del Nord e del Sud del mondo, favorendo lo scambio reciproco e stimolando lo sviluppo di entrambe le comunità.
Anche le ONG operano secondo questi principi che danno origine a quell’idea di partenariato che costituisce oggi il presupposto degli interventi della maggior parte delle ONG. In particolare le ONG nella cooperazione decentrata sono chiamate a svolgere due compiti distinti ma connessi: realizzare progetti autonomi con contributi dei donatori tradizionali e in particolare delle Regioni e degli Enti Locali, ma soprattutto collaborare con Regioni ed Enti Locali a progettare e realizzare il programma di cooperazione insieme agli altri soggetti. </p>